Coro Santa Lucia di Magras

Magras
TN - Trentino
19 Componenti
5 Tenori Primi
4 Tenori Secondi
10 Bassi

Il nostro coro

IL CORO SANTA LUCIA: è un coro polifonico maschile nato nel 1990 a Magras, piccola frazione del Comune di Malé (TN). Il repertorio del coro è costituito quasi esclusivamente da musiche ceciliane, brani polifonici in lingua latina per voci virili, spesso accompagnati dall’organo, che abbracciano l’intero anno liturgico. Il coro ha al suo attivo numerose esibizioni concertistiche in Italia e all’estero (Repubblica Ceca, Belgio, Germania etc). Nel 2003 ha pubblicato l’audiolibro dal titolo “Le voci sacre del Cecilianesimo”, mentre nel 2014 il cd “Nelle chiese del Cecilianesimo". Nel settembre del 2010, per i vent’anni di attività, il coro ha organizzato l'importante convegno di studi “Fra Ratisbona e Roma, il Cecilianesimo nelle valli alpine“.

IL REPERTORIO: il repertorio proposto dal Coro S. Lucia presenta brani composti tra gli ultimi decenni del XIX sec e la prima metà del XX sec., quando la diffusione del Cecilianesimo - soprattutto in Germania, Francia e Italia - produsse una radicale trasformazione e omologazione del repertorio liturgico. Così chiamato in onore di Santa Cecilia, patrona della musica, il cecilianesimo fu una risposta alla quasi centenaria assenza del canto gregoriano e della polifonia rinascimentale dalle celebrazioni liturgiche a favore di stili più simili alla musica operistica. In Trentino la riforma prese avvio il 21 novembre 1890, con la fondazione della “Società Ceciliana Trentina”, che riuscì a costruire un’inedita quanto efficace rete didattica che raggiunse tutte le parrocchie della diocesi, comprese quelle più lontane e disagiate. Nella nostra regione il Cecilianesimo divenne un fondamentale tratto d’identità e di tradizione locale, intensamente popolare. Infatti, come ha affermato il musicologo trentino Giuseppe Calliari, ”l’ascolto del repertorio corale proposto con bravura e competenza dal Santa Lucia, illumina la storia della coralità seguente, gli sviluppi del coro virile alpino, profano, le sue strutture vocali e armoniche, la sua sintassi e la sua elocuzione: il potenziale canoro e espressivo dalla chiesa si è ad un certo punto riversato, dietro il modello promosso dai fratelli Pedrotti negli anni Venti, nella forma della coralità detta “della montagna”.

L'ARCHIVIO: nel corso degli anni ha avviato un importante progetto di ricerca, catalogazione ed archiviazione del patrimonio musicale dimenticato nelle sacrestie delle chiese della Val di Sole e della vicina Val di Non, dopo la riforma liturgica del Concilio Vaticano II. 

Video gallery

Il nostro repertorio

Musica sacra o a soggetto religioso
• gregoriana / monodica • liturgica
Altri repertori
• altro
Adoremus
Camillo Moser
Musica sacra o a soggetto religioso - liturgica
Organico:
TTBB
Adoro Te devote
Stephen Moreno
Musica sacra o a soggetto religioso - liturgica
Organico:
TTBB
Asperges me
Oreste Ravanello
Musica sacra o a soggetto religioso - liturgica
Organico:
TTBB
Ave Maria
Marco Enrico Bossi
Musica sacra o a soggetto religioso - liturgica
Organico:
TTBB

Le nostre pubblicazioni

I nostri programmi musicali

De profundis
I riti funebri, quantomeno in ambito cristiano e cattolico, fino a pochi decenni orsono, si svolgevano secondo un modulo e con un riferimento a testi liturgici, di cui i canti in programma facevano parte integrante, cristallizzati da secoli intorno a un universo simbolico che sembrava immutabile.
Fino a quando cioè, prima del concilio ecumenico Vaticano II, l'escatologia era un capitolo della teologia dogmatica caratterizzato da connotati antropomorfi, la funzione precipua del funerale era quella di accompagnare il defunto attraverso il passaggio impegnativo dalla vita terrena alla vita ultraterrena. Passaggio che il catechismo codificava nei cosiddetti "quattro novissimi" (le quattro realtà/avvenimenti ultimi): la morte, il giudizio, l'inferno e il paradiso. Questo universo simbolico/rituale si trova mirabilmente sintetizzato nella sequenza musicale-liturgica del "Dies irae" ("Giorno dell'ira"), sulla quale tutta la liturgia dei defunti era da secoli imperniata e che riguardava ogni singola persona che veniva a morte, pur conservando sullo sfondo il riferimento al conclusivo apocalittico "giudizio universale" della fine del mondo. Anche se la liturgia allora parlava latino, si riteneva evidentemente che l'universo simbolico ivi sviluppato e cristallizzato - quasi a dare l'idea della fissità immutabile e irreversibile della sentenza - fosse sufficientemente noto e comprensibile da non aver bisogno di commenti né di chiose: parlava da sé (ai funerali allora non era prevista la predica). I canti di accompagnamento liturgici e processionali: dal miserere al de profundis al libera me Domine de morte aeterna in die illa tremenda ("Liberami Signore dalla morte eterna in quel giorno tremendo") dell'assoluzione al feretro fino all'in paradisum s'inseriscono tutti in questo schema di universo simbolico di cui musicalmente andiamo a far memoria (memoriam facere). Pier Giorgio Rauzi
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Il Cecilianesimo nelle valli alpine
Grazie alla vicinanza con i paesi tedeschi e all’azione di musicisti e sacerdoti particolarmente sensibili alle idee riformistiche del cecilianesimo, come don Riccardo Felini, Giuseppe Terrabugio e don Celestino Eccher, nella diocesi di Trento le nuove idee ceciliane si affermarono energicamente.
Il vivace attivismo musicale del movimento ceciliano portò alla fioritura di cori in tutte le parrocchie, che mutuavano il loro repertorio dalla Biblioteca della Società Ceciliana Tridentina che metteva a disposizione soprattutto le edizioni Pustet di Ratisbona, le pubblicazioni della rivista «Musica Sacra» di Milano, dell’editore Capra di Torino. Preferite erano le partiture semplici, firmate da autori moderni fedeli al nuovo spirito ceciliano, come Oreste Ravanello, Giuseppe Terrabugio, Lorenzo Perosi, Ignaz Martin Mitterer, Michael Haller, Franz Xavier Witt e Luigi Bottazzo, ma anche antichi illustri maestri Giovanni Pierluigi da Palestrina, Orlando di Lasso, Giovanni Maria Nanino, Antonio Lotti, Felice Anerio e Jacques Arcadelt. Nell’arco degli anni tuttavia la scrittura polifonica venne sempre più marginalizzata a favore di brani ancor più semplici, spesso firmati da sconosciuti autori locali e che «dimenticavano le complicatezze della polifonia per adottare morbide successioni di terze e seste e più sicuri procedimenti omoritmici, con risultati non privi di fascino» (Antonio Carlini).
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I maestri del Cecilianesimo
Il repertorio qui proposto presenta brani composti tra gli ultimi decenni del XIX sec e la prima metà del XX secolo dai grandi maestri del Cecilianesimo.
Le note di Oreste Ravanello, Lorenzo Perosi, Ignaz Martin Mitterer, Franz Xavier Witt, ma anche antichi illustri maestri come Giovanni Pierluigi da Palestrina, saranno rievocate dall'intensa vocalità del Coro S.Lucia.
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I prossimi concerti

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Coro Santa Lucia di Magras

Sede e sede prove
frazione Magras38027 Malè (TN)
Recapito postale
Fausto Ceschi
Via dei Mori, 12
38027 Croviana (TN)
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