2° Corso di formazione corale ARCC 2010 Tecnica vocale M° Tagliareni

sabato 22 maggio 2010
Vallo della Lucania Salerno (SA)
Sala consiliare di Vallo
14,30
Alla ricerca dello strumento vocale Nota introduttiva al corso di vocalità del 22, 23 maggio 2010 Vallo di Lucania Cari amici, se sulla vocalità avete maturato certezze granitiche e incrollabili, il nostro incontro ormai alle porte risulterà sterile, al limite della perdita di tempo. Se viceversa nutrite dubbi sulla vocalità e su come essa venga tradizionalmente insegnata e siete disponibili e aperti alla novità, allora mi vedrete impegnato con entusiasmo perché nessuno di voi rimanga deluso. Ognuno suona lo strumento di cui dispone o, nel caso del cantante, quello che si figura. Questo preambolo per sottolineare che è lo strumento stesso a dettare il modo in cui può essere suonato e altresì che al cantante, impossibilitato a vedere il suo strumento in quanto parte integrante del proprio corpo, non rimane che immaginarselo in una qualche forma. Prendendo ora in esame quest’ultimo aspetto diremo che l’esito finale dipende dall’effettiva veridicità dell’immagine; ché anzi sarà proprio tale esito a dire se e quanto la ricerca abbia avuto successo. L’immagine iconografica tramandataci dalla tradizione è quella scalare, come se il corpo fosse in qualche modo percorso e tarato da una tastiera che, disponendo una plurimità di sorgenti sonore (tasti) può coprire l’intero registro vocale. L’origine di questa immagine deriva con tutta probabilità da due situazioni in combinazione: - il cantante non vede il suo strumento; - in compenso vede tutti gli altri strumenti che, pur differenti tra loro, sono riconducibili a una qualche forma di tastiera. A tale immagine contribuisce anche e non poco, la scrittura pentagrammatica che con i righi, gli spazi, gli intervalli, le altezze e quant’altro sembra fatta apposta per evocare proprio la tastiera. Riservandoci di approfondire i vari aspetti della scalarità e in particolare il passaggio di registro, passiamo ora a proporre la nostra immagine di strumento vocale, un’idea totalmente alternativa da cui non può che derivare un modo nuovo di concepire e di praticare il canto. Dunque, al posto di una tastiera inesistente che percorrerebbe il nostro corpo nella sua lunghezza, uno strumento che si articola su quattro fasce parallele: - fascia dell’ideazione - fascia dell’articolazione - fascia della fono respirazione - fascia della respirazione. La prima fascia identifica nel cervello l’organo che elabora e decide. La seconda coincide con la cavità orale, al cui interno (lingua e palato molle) e al cui esterno (labbra) gli organi articolatori, con movimenti coordinati e riflessi, esercitano la funzione formantica della parola. In particolare la lingua è un organo bifronte poiché la sua base è connessa fisicamente con la laringe, organo della fonazione. La terza fascia coincide con la zona del collo, al cui interno la laringe, unica sorgente sonora di cui consta lo strumento vocale, prende possesso del fiato ogni volta che c’è comunicazione verbale. Essa si comporta come una valvola a un tempo stimolatrice e regolatrice del flusso aereo espiratorio determinando con movimenti graduali, che ricordano quelli di un pedale, le variazioni di pressione aerea necessarie e sufficienti a mettere in vibrazione le corde vocali per ottenere i suoni desiderati al volume desiderato. Infine la fascia respiratoria che, regolata completamente dalla valvola laringea, reagisce da sola dando luogo, anche nel canto, al ripristino di quella respirazione automatica che regola l’ordinaria comunicazione verbale. Quanto poi alla tesi tradizionale di un maggior consumo di aria che esigerebbe nel canto il ricorso alla respirazione volontaria, ne rimandiamo l’approfondimento non senza aver osservato che, se per ottenere un maggior volume occorre una maggior pressione aerea, allora la valvola laringea dovrà opporre una maggiore resistenza al flusso dell’aria determinandone un minore dispendio. Dunque tra la pressione e il consumo di fiato non sussisterebbe proporzionalità diretta (più pressione = più fiato) ma inversa (più pressione = meno fiato). Terminata la presentazione dello strumento vocale porremo attenzione a una clamorosa differenza tra lo stesso e gli altri strumenti in ordine al rapporto con il suono e all’incidenza di tale differenza sull’utilizzo dello stesso. Per esempio, se il cervello ha il controllo delle dita, le dita toccano lo strumento, la sorgente sonora reagisce e si produce il suono desiderato, tale transitività ci dice che in siffatti strumenti è possibile intrattenere con il suono un rapporto diretto. Al contrario, se è vero che la laringe è sorgente sonora nello strumento vocale, è altrettanto vero che il cervello non ne ha un controllo diretto come delle dita. Ora, poiché è tuttavia indispensabile avere il controllo della sorgente sonora, occorre trovarne una qualche forma indiretta in grado di provocarne le reazioni desiderate. Queste, almeno per sommi capi, le premesse dell’incontro. Vedremo insieme quali conseguenze ciò comporta nell’utilizzo dello strumento vocale. Un caro saluto a tutti i partecipanti Antonino Tagliareni
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